L’amministratore delegato di Generali, Philippe Donnet, è stato convocato dal presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario di cui LeU fa parte. Anche se accade nel bel mezzo della battaglia tra gli azionisti della società triestina per il controllo di Generali: da una parte il primo azionista Mediobanca che sostiene Donnet e dall’altra il costruttore-editore. Alla notizia della convocazione in Commissione, anticipata da Milano Finanza nel fine settimana e rilanciata lunedì dal Messaggero di Caltagirone, è seguito un vero e proprio ruggito in borsa del titolo Generali, oltre alle dimissioni della Commissione. L’attuale Commissione della scorsa legislatura aveva una legge istitutiva che era inappropriata, ma quella attuale no. Il problema non è la convocazione, ma il raggio d’azione che è stato definito per la Commissione. È preoccupata la Commissione per le prestazioni assicurative e previdenziali del patrimonio delle Assicurazioni Generali?. La legge non dice che c’è una situazione critica, ma dice che c’è la possibilità di verificare le condizioni del risparmio. Non è corretto pensare che la discesa in campo del Parlamento abbia fatto cambiare il titolo di Trieste?. Sono d’accordo con Marattin che esiste una legge che ha queste caratteristiche, ma la Commissione non ha il potere di intervenire. Non credo che possa avere un impatto perché l’udito arriva a raccontare ciò in cui crede e se ne va. Mi riferisco alle prime pagine del Messaggero di questi giorni perché c’è la tendenza a sottolineare questioni che non spostano gli equilibri. Non credo che il fatto che ci sia un’audizione precluda uno dei due candidati. Che idea ti è venuta per il gioco?. Penso che l’uso del prestito di azioni per aumentare i diritti di voto sia discutibile, ma non so se sia regolamentato o meno. Il caso Generali in Commissione bancaria era inappropriato, ma legittimo.