Le persone che soffrono di più sono i più piccoli, quindi cerchiamo di dare il nostro contributo raccontando loro una storia. Non è molto, ma speriamo venga apprezzato”, spiegano Vitaly e Marina, sfollati da zone a rischio che insieme hanno deciso di creare questo evento a distanza per i più piccoli, sfollati e non, ovunque si trovino. È membro di una compagnia teatrale a Kiev e dall’inizio della guerra si reca in Polonia per chiedere aiuto. Le due persone che non si conoscevano prima dell’inizio del conflitto stanno per raccontare insieme una fiaba, collegate da un convento alla periferia della capitale ucraina dove i domenicani ospitano chi fugge. Ci sono quindici bambini dall’altra parte dello schermo, la maggior parte femmine, con le loro madri accanto. Abbiamo incontrato i due giovani attori all’interno del convento della ‘Madre di Dio’ alla periferia di Kiev. Il centro religioso ospita sette padri domenicani sotto la guida di padre Petro Balog, priore del convento: «Giovani come Marina e Vitaly e tutti gli altri presenti in convento sono venuti qui da varie parti dell’Ucraina perché cercavano un rifugio più sicuro». Con l’inizio del conflitto sono partiti due padri: un francese è tornato a Bologna, sua sede originaria, e un altro, padre Jakub, sta aiutando gli ucraini in Polonia. Le sue giornate sono scandite da incontri seminariali, purtroppo non più in presenza ma anche attraverso la connessione internet: “Dal 24 febbraio tutto è cambiato – spiega – e stiamo vedendo sulla nostra pelle il peso di questo dramma”. Oltre ad aiutare nel convento, i domenicani cercano di aiutare le persone all’esterno e di gestire una casa per bambini disabili e malati a Fastiv. Prima della guerra, abbiamo ceduto un’area del nostro complesso a un’organizzazione tedesca che ha avviato un manicomio e la collaborazione ci ha reso indipendenti. Una delle ospiti del convento in via Derevlianska è una ragazza originaria di Kherson. Le due città più colpite dal conflitto sono a metà strada tra le due penisole e si trovano a pochi chilometri dal confine russo. La guerra ha cambiato tutto e io sono finita in convento.

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