I nomadi digitali, che provengono dall’estero e scelgono l’Italia come luogo di lavoro a distanza, possono ottenere il permesso di soggiorno. Per la prima volta questa tipologia di lavoratori può ottenere un permesso di soggiorno per un periodo di un anno se è in possesso di un’assicurazione sanitaria che copra qualsiasi rischio. Le norme sul permesso di soggiorno per chi lavora in smart working sul nostro territorio nazionale sono legate alla definizione di nomade digitale e lavoratore a distanza. Sono considerati nomadi digitali i cittadini di paesi extra europei che lavorano in smart working in Italia, utilizzando strumenti tecnologici che consentono loro di lavorare da remoto. Il loro ingresso è subordinato al rilascio di un permesso di lavoro che deve essere richiesto dal datore di lavoro. La definizione delle modalità e dei requisiti per il rilascio dei permessi di soggiorno ai nomadi digitali è dettata dal decreto Sostegni ter che è stato convertito in legge. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione, il provvedimento deve essere adottato. Saranno definite dal testo le categorie di lavoratori altamente qualificati che possono beneficiare del permesso di lavoro in smart working, i limiti di reddito minimo dei richiedenti, nonché le modalità di lavoro da svolgere. Il permesso di soggiorno per nomadi digitali o telelavoratori potrebbe essere prorogato per un massimo di 2 anni, secondo alcune note stampa di gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. Vi consigliamo di leggere la bozza di testo del decreto Sostegni Ter, che deve essere approvato dalla Camera prima che diventi legge. Se vuoi capire i dettagli della prima versione del testo, dovresti leggere questa analisi. Se sei interessato al tema dello smart working, ti consigliamo di leggere il nostro approfondimento sulla normativa attualmente in vigore.