Dopo aver pubblicato il suo primo lavoro da solista alla fine dello scorso anno, il musicista casertano ci ha rassicurato sul fatto che il gruppo è vivo e vegeto e pronto a tornare in pista con un nuovo album. La sua voglia di rinnovare una strada tesa alla sperimentazione sonora è stata supportata dai sette brani che compongono “Mellifera”, un’opera affascinante fin dal titolo, che richiama il nome delle piante da cui le api traggono il loro miele. È un po’ azzardato definire questo album un concept, ma il riferimento non è casuale, dato che le api rappresentano i nostri insetti preferiti e possiamo immaginare la loro clamorosa parabola mentre li ascoltiamo. Le chitarre sono principalmente di grande impatto – e non potrebbe essere altrimenti – suonate con maestria e maestria, ma che catalizzano l’attenzione in particolare per una spiccata creatività, che sgorga dalle prime note coinvolgenti e perspicaci di “Naturalmente una ragazza, naturalmente una donna. “. Nella seconda parte, i rumori ambientali si mescolano ai suoni della natura, avvolti da una batteria che sembra influenzare i suoni della natura. Il terzo episodio della scaletta, “Cities (how they grow)”, che sembra arrivare da molto lontano, è l’esempio più chiaro della natura libera che abbiamo oggi. In questo caso si avvale dell’aiuto del batterista Stefano Costanzo, da poco entrato a far parte del gruppo. Il maggior pregio dell’autore sta nel riuscire a mantenere la giusta e necessaria composizione in maniera fortemente ispirata e policroma, motivo per cui è valsa la pena per lui tentare di approfondire la via della sperimentazione, senza che “Mellifera” risultasse difficile o confusionaria.