L’ondata lunga della guerra in Ucraina continua a riverberare nei Balcani ancora fuori dall’UE e il crescente nervosismo nei paesi della regione suscita non poche preoccupazioni a Bruxelles e nelle capitali europee, compresa Roma, anche per un potenziale ruolo destabilizzante di Mosca. La situazione nei Balcani, in particolare in Bosnia-Erzegovina, è alle prese da mesi con una gravissima crisi interna, causata dagli impulsi “separatisti”. Nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue, il presidente del Consiglio ha ricordato le presunte mosse di Mosca per scardinare i delicati equilibri regionali già denunciati, ad esempio, dalla Nato. Il governo italiano si è impegnato a sostenere il processo di adesione dei Balcani occidentali all’Unione Europea per contribuire alla stabilità sociale e politica in Bosnia. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha evocato aiuti “su misura” per Sarajevo, mentre il cancelliere tedesco ha affermato che dobbiamo sostenere quanto prima l'”integrazione” nell’UE dei Balcani. Il capo della diplomazia Ue ha avvertito nei giorni scorsi che le onde d’urto dell’invasione potrebbero intaccare la sicurezza dei Balcani occidentali. Si è registrato un preoccupante aumento delle tensioni nella regione, in particolare in Bosnia e tra Serbia e Kosovo, nonché una crescente interferenza da parte di potenze straniere. La “bussola strategica” dell’UE avverte che la stabilità dei Balcani non è un risultato stabilito a causa dell’aumento delle ingerenze straniere e delle potenziali conseguenze della crisi ucraina. Il primo ministro kosovaro Albin Kurti è una parte della controversia ed è stato sulle barricate per settimane per spingere Pristina nell’UE e nella NATO. I Balcani occidentali sono in pericolo e la Georgia è in pericolo, secondo il premier kosovaro. Kosovo, Bosnia e Montenegro sono in pericolo perché vicini alla Serbia. I fronti aperti sono tanti e altrettanti si stanno aprendo nella regione e questo è confermato dal quadro generale. Il voto serbo, “proibito” ai serbi del Kosovo, ha provocato rabbia serba e profonda irritazione nella comunità internazionale.