Un traguardo importante per una band che, senza esagerare, ha segnato la storia del progressive metal nella sua forma più pesante e thrashy, sopravvivendo, tra l’altro, a numerosi cambi di formazione e ad un evento traumatico: la prematura scomparsa, nel 2005, di chitarrista e membro fondatore Denis “Piggy” D’Amour. Ha fatto una grande impressione quattro anni fa con “The Wake”, un concept album che includeva un paio di piccoli capolavori, “Sonic Mycelium” e “Always Moving”. Un lavoro difficile e faticoso, scritto e registrato nel pieno della pandemia, ma coeso a suo modo, perché nato dalla strettissima collaborazione tra i quattro membri dei Voivod: il cantante Denis “Snake” Bélanger, il batterista Michel “Away Langevin (da sempre mente creativa del progetto, designer tra l’altro di tutte le cover degli LP), il chitarrista Daniel “Chewy” Mongrain e il bassista Dominique “Rocky” Laroche. Dallo sforzo collettivo della band prende forma un disco ricco di tutte le caratteristiche più cerebrali del progressive, ma anche incredibilmente diretto, privo di quegli inutili fronzoli che avrebbero rischiato. I quarantotto minuti di “anarchia sincrona” sono una risposta diretta ai tempi bui che stiamo attraversando, una reazione viscerale e del cuore ai vari orrori che ora pesano su un mondo che sembra. Sono consapevole che sembrerà una contraddizione, ma non si sente mai quel senso di angoscia tipico del metal più “dark”. I Voivod sanno come affrontare il terrore, che è sempre dietro l’angolo. C’è un leggero sapore lisergico nell’album di Snake che è molto convincente perché capace di essere sia raffinato che grezzo, in costante equilibrio tra la luce delle idee e l’oscurità dell’album. Nonostante l’età, i capi dei Voivod sono proiettati verso il futuro.

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