Mentre il mondo guarda alla guerra in Ucraina, a Piazza Affari c’è una battaglia che potrebbe riguardare oltre 40mila lavoratori. Il futuro della rete di telecomunicazioni di Tim è al centro di un botta e risposta tra gli americani del fondo Kkr ei francesi di Vivendi. Il governo italiano non parla e il partner di Tim e Open Fiber tace. La trattativa per il matrimonio tra la rete di Tim e Open Fiber non è nuova. Dopo aver dimezzato il valore rispetto a fine 2021, il titolo dell’ex monopolista resta volatile in borsa. Quattro mesi fa, era noto in modo informale che il fondo Kkr era disposto a pagare 0,505 per azione. Questo è il doppio di quello che Tim vale oggi sul mercato, ma la metà di quanto Vivendi ha pagato per entrare nel pubblico dell’ex monopolista. Parigi difficilmente accetterà una proposta di acquisto che comporti una perdita così consistente, perché la somma è ben lontana dal prezzo a cui i francesi hanno iscritto le azioni Tim in bilancio. Si dice che il fondo americano sia disposto a ricoprire un ruolo chiave nella società di rete senza entrare in attività meno redditizie. Secondo i consulenti finanziari, la fine delle ostilità tra Tim e Open Fiber porterebbe un vantaggio di 1,5 miliardi dovuto all’eliminazione delle controversie legali tra i due gruppi. Sono ancora irrisolti i debiti e il numero di dipendenti che Tim dovrebbe trasferire alla società di rete che deriverebbe dalla fusione con Open Fiber. Per il PNR sono in gioco 3,8 miliardi per la costruzione di un’infrastruttura all’avanguardia e strategicamente rilevante. È in corso una battaglia tra Vivendi e il fondo Kkr per la proprietà dell’ex monopolista.

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