Non è certo in gran parte dei Balcani, regione messa in ginocchio da sanguinose guerre fratricide un quarto di secolo fa, dove da anni – ben prima della guerra in Ucraina – si acquistano armi nuove, si oliano quelle vecchie, e i muscoli, il più delle volte nascosti dietro il pretesto di presunte minacce incombenti da vicini scomodi. Il quadro è stato confermato dall’autorevole think tank Belgrado Center for Security Policy (BCSP), uno dei più attenti nella regione sui temi della sicurezza. Bcsp, in un nuovo rapporto, il Balkan Defense Monitor, reso pubblico questa settimana, ha messo nero su bianco quanto si percepiva da tempo nella regione. La regione dove ci sono due o tre paesi che stanno investendo in maniera sempre più importante nel proprio esercito, mentre altri sembrano “arrendersi”, altri ancora stanno lottando e non sono in grado, soprattutto per ragioni economiche, di ripristinare il proprio esercito. In particolare Serbia, Croazia e Albania hanno visto aumentare le spese militari negli ultimi cinque anni. Mosca è la capitale del riarmo nella regione grazie alle donazioni di armi e aerei russi che negli ultimi anni sono volati in Serbia. Secondo i dati BCSP, la spesa militare in Serbia è passata dall’1,4% del PIL al 2,4% nel 2021, ben oltre il 2% che la NATO chiede ai suoi membri. La Croazia, storico “nemico”, è passata da un modesto 1,2% della spesa militare/Pil all’1,7% dello scorso anno. L’Albania, membro della Nato, ha un tasso di crescita dell’1,4% nel 2021, molto simile a quello che ha attraversato la Macedonia del Nord, nonostante le proteste di Mosca. Nonostante la feroce opposizione del Cremlino e della minoranza serba e filo-russa in Bosnia-Erzegovina, le spese sono ben al di sotto dell’1% e Podgorica ha investito fino all’1,6% fino a quando non è stato accettato. La “Croazia”, ​​ad esempio, “osserva il riarmo della Serbia e lo percepisce come una proiezione della Grande Serbia delle ultime guerre”, mentre Belgrado indirettamente giustifica le sue mosse proprio con l’ammodernamento delle forze armate croate, ha spiegato l’analista del BCSP , Luca Steric. Lo studio afferma che la modernizzazione ha un aspetto politico molto pericoloso nei Balcani. Non è mai un buon segno avere troppe armi nei Balcani.

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