“Una misura di compromesso tra grandi potenze per trovare un accordo su questa zona di confine, che non è mai entrata in vigore”. Patrick Karlsen mette in guardia dalla differenza tra i due livelli, quello giuridico e quello storico, nel dare un contesto storico alla sentenza della Suprema Corte. Le vicende del Free Territory restano un’ipotesi che non è mai stata tradotta in pratica. Nell’immediato dopoguerra vi fu un compromesso tra i poteri dell’alleanza antifascista. La soluzione del Territorio libero in funzione anticomunista è stata pensata dagli USA e dal Regno Unito. Perché non è entrato in vigore?. Tra la primavera e l’autunno di quell’anno scoppiò la guerra fredda e non c’era possibilità che fosse istituito il LTT. Manca l’accordo del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla nomina del governatore. Le due parti sono inconciliabili e quello che avrebbe dovuto essere uno stato cuscinetto non ha mai funzionato. Ci siamo fermati alla divisione tra zona A e zona B. La zona A è il baluardo della strategia di contenimento dell’espansione comunista. Entrambi i governi della stessa area atlantica sono incoraggiati a trovare una soluzione alla questione TLT. Dopo un periodo di stagnazione si arriva alla crisi del 1953 con i loro eserciti al confine, e il noto bipartito di USA e Gran Bretagna. La Jugoslavia non può rinunciare a Trieste senza compenso. La situazione spetta a Osimo. Come vedeva il Tlt il Partito Comunista?. Quando l’URSS adottò l’applicazione del LTT, la seguirono, ma nel 48 rimasero fedeli a Mosca. Vittorio Vidali era il leader del Partito Comunista di Trieste. Ha chiesto il permesso di cambiare la linea del partito e di riportare la zona B in Italia. A Mosca era meglio mantenere il punto.