In Italia sono stati emanati decreti per lo scioglimento degli enti per mafia in media un mese al mese. A più di trent’anni dall’approvazione del decreto che ha introdotto lo scioglimento delle amministrazioni locali per mafia, è questo il quadro che emerge dal dossier Mani sulle città redatto da Avviso pubblico, associazione nata nel 1996 per riunire il pubblico amministratori che si impegnano a promuovere. C’erano 14 città che sono state sciolte l’anno scorso a causa del coinvolgimento della mafia. Dal 2001 in Italia esistono decreti di scioglimento. Considerando lo scioglimento multiplo, sono complessivamente 275 gli enti sciolti in questi trent’anni di applicazione della legge, tra cui Calabria, Campania, Sicilia, Puglia, Piemonte, Liguria, Lazio, Basilicata, Lombardia, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta . Per il quindicesimo anno consecutivo la regione con il maggior numero di comuni sciolti è la Calabria. Non è necessario disporre di una sentenza di un tribunale o di misure preventive per arrivare allo scioglimento del comune. Secondo il dossier Avviso pubblico, che ha analizzato i decreti di scioglimento ei verbali prefettizi, nella quasi totalità dei casi l’accesso al Comune è avvenuto a seguito degli esiti di indagini giudiziarie o di operazioni di polizia. Il rapporto parla addirittura dell’effettiva partecipazione dei clan alla stesura del programma elettorale, dimostrando quanto fosse pervasivo il rapporto. Nel caso del Comune di Carovigno, all’indomani delle elezioni, a un candidato non eletto è stata affidata la responsabilità dell’organizzazione di eventi nel centro storico del paese. Il ruolo degli amministratori locali così come quello dei dipendenti comunali sono elencati sotto la lente d’ingrandimento nelle relazioni della prefettura. La mafia ha sciolto nell’ultimo anno 14 comuni, dal caso di Foggia al primato di Marano, ecco le mani dei clan sulle città arriva dal Fatto Quotidiano.