L’apertura di centrali a carbone e l’aumento della produzione nazionale di gas sono proposte dal governo per uscire dalla dipendenza dal gas russo. Le lobby europee spingono per la sospensione degli obiettivi contenuti nella Strategia Ue sulla Biodiversità e nel Farm to Fork per ritardare l’entrata in vigore della nuova Politica Agricola Comune. Anche se, insieme alla necessità di fare spazio ai pascoli per la produzione di carne, è proprio la coltivazione di soia, olio di palma, cacao e caffè la causa dell’80% della distruzione mondiale. Il costo ambientale della produzione e dell’uso di combustibili, energia e armi da parte degli eserciti si somma alle conseguenze dirette del conflitto. In Italia, l’Associazione Nazionale Cerealisti (Anacer) ha scritto a Patuanelli e al ministro degli Esteri lamentando le conseguenze del blocco delle merci provenienti dal Mar Nero e dal Mar d’Azov. L’associazione ha chiesto di poter importare mais dagli Stati Uniti e dall’Argentina per un periodo di sei mesi, limitato dalla normativa comunitaria in quanto negli Stati Uniti si coltivano varietà geneticamente modificate non autorizzate nell’UE , mentre in Argentina i limiti per i pesticidi. Dall’analisi degli impatti della guerra di Ismea emerge che l’aumento dei prezzi dei cereali in generale e del grano in particolare è una conseguenza del conflitto. I cali della produzione mondiale dovuti ai cambiamenti climatici sono legati all’aumento dei costi energetici e all’attività speculativa. Ci sono stime divergenti sulla percentuale di grano importato in Italia da Russia e Ucraina, ma non supera il 5%. Se c’è un problema, viene dall’Ungheria, che per prima ha sospeso le esportazioni di cereali, consentendo di spedire i carichi di grano tenero e mais già acquistati. In Europa, circa il 60% dei cereali utilizzati è destinato all’allevamento, mentre solo il 24% è destinato al consumo umano. Non ci sono riferimenti a mais, maiale o pollo nella bozza di legge europea sulla deforestazione di cui si parla in questi mesi. Dall’inizio del conflitto si è fatta sentire la pressione della corsa alle materie prime sulle foreste. Argentina e Brasile sono tra i maggiori produttori mondiali di soia e hanno conseguenze sul livello dei prezzi dopo la sospensione dei cereali da Ucraina, Ungheria e persino Bulgaria. Il possibile rinvio di una PAC già poco ambiziosa non è solo a livello europeo. Le quattordici associazioni aderenti alla ‘Coalizione contro #BugieInEtichetta’, di cui fanno parte anche Animal Equality, CIWF Italia Onlus, Be Animals e Lav, hanno riferito che il Ministero della Salute e quello delle Politiche Agricole si preparano ad approvare un decreto che istituisce un ingannevole ‘Nazionale. Diverse le soluzioni proposte dal governo Draghi, alcune stroncate sul nascere: dall’aumento della produzione nazionale di gas fossile, alla fornitura da altri paesi, dal possibile riavvio dei gruppi termoelettrici a carbone a quelli alimentati a olio combustibile , dal raddoppio dei gasdotti operativi fino alla realizzazione di nuovi rigassificatori. Tra le soluzioni c’è anche l’energia dell’atomo. Il reattore Iter si collegherà alla rete in Europa se non ci saranno problemi. Dall’articolo nasce la transizione verde frenata dalle reali e presunte emergenze del conflitto.