La crisi del Mangiarotti di Monfalcone è stata provocata dall’incubo di un nuovo caso Eaton e ora ha anche l’annuncio di 80 licenziamenti. Le preoccupazioni per uno stabilimento come quello di Monfalcone, nelle mani di una multinazionale come Westinghouse, erano di massimo profitto in stile americano e di “abbandono” quando le cose non vanno secondo i piani. Un colosso probabilmente non conosce la fabbrica della qualità di Monfalcone. Ne è una prova l’abbandono dell’altro stabilimento in Fvg a Pannellia, dove il gruppo aveva detto che avrebbe concentrato tutto. Fino a poco tempo i dipendenti erano oltre 350, ora sono 270 e 80 di loro scenderanno sotto la soglia delle 200 persone. La forza lavoro che non garantisce la continuità della produzione è una soglia critica che rischia di non garantire la capacità produttiva. Se l’impianto rimane in piedi e gli altri ordini non arrivano mai, sarà difficile sostituire le ottanta persone che sono state rilasciate. La società è stata teatro di un corteo di istituzioni qualche mese fa, a cominciare dal governatore Massimiliano Fedriga, dal sindaco Anna Cisint e dal sottosegretario Vannia Gava. Siamo di fronte a un importante discarico dei lavori il 22 e 23. Non vogliamo arrivare al punto in cui l’azienda ragiona su quanto sia conveniente mantenere la sede di Monfalcone quando c’è una situazione come Mangiarotti che non può durare a lungo. Nel caso di Mangiarotti ci sono incertezze per quanto riguarda il settore nucleare e quello del petrolio e del gas. Tempo fa si parlava di 700 nuovi posti di lavoro, ora ne sono spariti 80. L’assenza di ordini è una questione molto importante e lui la segue da tempo. La visita istituzionale in azienda è stata richiesta dall’azienda. Per Monfalcone è importante che sia una bella azienda.

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