C’è una comunità con una minaccia che minaccia di distruggerla, un eroe, una squadra di eroi, e la loro lotta è generosa e giusta, ma è una delle narrazioni fondamentali che popolano la cultura di massa. Questo è uno schema che attraversa le narrazioni di Hollywood dall’inizio ai più recenti successi di supereroi. Ma c’è anche una variante più articolata, che è così strutturata: c’è una comunità libera, anche se divisa; la sua libertà è minacciata da un esercito di aggressori, fisicamente e moralmente orribili; un pugno di eroi tenta di opporsi, di ritardare l’avanzata dei nemici; gli assalitori sono nei guai, ma sono più numerosi e meglio armati, e alla fine sterminano i resistenti. Gli eroi caduti si trasformano in martiri: i loro corpi ricoprono un’intera pianura desolata; il cadavere della loro testa è fissato in posa cristologica, crivellato di colpi, con le braccia spalancate, come se fosse morto in croce, anche se in realtà giace a terra. Nella tradizione cristiana, martire è colui che dà testimonianza della sua fede alla sua comunità, e nell’ideologia contemporanea, un martire politico svolge la stessa funzione. Nelle narrazioni politiche del diciannovesimo secolo, la morte dell’eroe e l’attesa di una futura redenzione sono molto presenti. Il sacrificio degli eroi è subito vendicato dalla controffensiva dei buoni e dalla vittoria finale, che non è un futuro indefinito. 300 è un film molto politico, con chiari riferimenti alle guerre contemporanee in Medio Oriente, e Miller è l’autore di uno dei romanzi grafici più politici e crudi che si possano incontrare sul tema del Sacro Terrore. Nel film, la morte di Iron Man propizia la sconfitta e la morte, che è simile allo schema che si trova in altri film. Sono così potenti da influenzare il modo in cui gli opinion maker raccontano le guerre contemporanee. La storia delle guerre odierne si basa sull’articolo Heroes against nemici: lo schema di Hollywood.