In un’intervista al quotidiano La Stampa, il commissario europeo all’Industria e al mercato interno, il francese Thierry Breton mostra il piano di emergenza su cui sta lavorando per essere pronto nel caso in cui le forniture di gas vengano tagliate dalla Russia. I paesi dell’Unione Europea importano da Mosca 155 miliardi di metri cubi di metano. L’Europa potrebbe non essere in grado di raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra al 45% entro il 2030. Entro la fine dell’anno l’Unione Europea potrà sostituire 50 miliardi di metri cubi di gas con un aumento delle forniture di gas naturale liquefatto. Pensiamo alle “misure estreme” di non chiudere o riaprire centrali a carbone, come le peggiori in termini di emissioni, e di puntare sul nucleare, che non è certo una fonte pulita. Il carbone e il nucleare sostituirebbero 20 miliardi di metri cubi di gas. È facile trovare dichiarazioni di apertura verso l’energia dell’atomo fatte sia dal premier che dal ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani. La posizione di Parigi si riflette nel fatto che il commissario francese aveva già detto la sua sull’investimento di 500 miliardi di euro dell’Unione Europea negli impianti di nuova generazione. E poi, spiega Breton, bisognerà trovare un modo “per distribuire energie e aiutare, con spirito di solidarietà, quei Paesi che hanno scelto di essere più dipendenti dal gas e, in particolare, dalla Russia”. “Alcuni Stati sono stati più cauti”, “ma non sono qui per giudicare”, “la Germania ha scelto di fermare le centrali nucleari, passando a un maggiore utilizzo del gas e del carbone russi”, e così via. Roma acquista 30 dei 155 miliardi di metri cubi importati da tutta l’Unione Europea, pari al 20% del totale. I dati sul mix energetico mostrano che Germania e Italia non sono le uniche ad aver corso dei rischi. Il mix energetico della Germania entro il 2020 era composto da nucleare, energie rinnovabili, carbone, gas e petrolio. Quella della Francia, non citata da Breton ma una delle potenze che punta di più sul nucleare (ancora di salvataggio secondo il piano di emergenza), è composta per il 3% da carbone, 8% da rinnovabili, 16% gas, 28% petrolio e 43% dell’energia nucleare, da cui la Francia ricava il 70% dell’energia che consuma. Il piano dell’UE è di chiudere le centrali nucleari e riattivare quelle a carbone.