Crisi energetica, un motivo in più per produrre (e consumare) meno plastica monouso: è il 36% del totale ed è nata per diventare rifiuto. Il titolo della campagna è: CARRELLI IN PLASTICA. Le direttive europee mai recepite, così come quanto sta accadendo in altri paesi, saranno informate dalla nostra indagine con Greenpeace. I carrelli della spesa sono utili per l’esercizio. Il piano dell’Agenzia internazionale per l’energia di ridurre la domanda di petrolio di oltre 2 milioni di barili al giorno in quattro mesi ed essere meno dipendenti dalla Russia è una rivoluzione che non è mai stata così urgente. Il 45% della crescita della domanda di petrolio nei prossimi anni sarà trainata dalla produzione di plastica, secondo le previsioni dell’AIE. Inizia con un semplice gesto: guarda il contenuto del tuo carrello e cerca di riconoscere non solo la plastica visibile ma anche quella invisibile. Per questo motivo, il titolo della campagna che svolgeranno insieme dovrebbe essere “Carrelli di plastica”. Una campagna che parte poche settimane dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente di una storica risoluzione che avvia i lavori per definire il testo, negoziare e approvare entro il 2024 un trattato globale sulla crisi della plastica. Se non sei ancora un sostenitore di ilfattoquotidiano.it, puoi scoprire come diventarlo leggendo il briefing di ieri. Il documento affronta il tema della plastica per quello che è, ovvero un’emergenza fuori controllo che peggiora ad ogni passaggio della filiera, dalla produzione al consumo. Si pensi alle conseguenze dell’esplosione dei prezzi dell’energia e dei carburanti sulla produzione di bottiglie di acqua minerale, che sta spingendo le aziende a chiedere un adeguamento dei prezzi al rialzo alla grande distribuzione, o sulle aziende di riciclaggio che invocano un intervento politico immediato. La maggior parte della plastica nel mondo proviene da combustibili fossili, dagli imballaggi dei detersivi alle bottiglie, ai piatti e ai bicchieri. I volumi di plastica prodotti ogni anno dovrebbero triplicare entro la fine del secolo, raggiungendo oltre mille milioni di tonnellate. L’obiettivo è smascherare falsi miti e fake news sulla plastica per capire quale direzione stanno prendendo aziende e governi. I vari aspetti dell’emergenza sono affrontati nella prima fase degli impatti. A seguito del divieto cinese all’importazione di rifiuti di plastica, sono iniziati i limiti del riciclaggio e del traffico di rifiuti verso Paesi che sono diventati le nuove discariche del pianeta. L’OCSE ha lanciato un appello nel Global Plastic Outlook. Ci sono più di settecento specie animali che hanno un impatto sulla plastica. cetacei, tartarughe marine e centinaia di specie di pesci finiscono sulle tavole di tutti. Senza un piano di riduzione della produzione e dei consumi, la quantità di plastica che finisce negli oceani passerebbe dagli attuali 11 milioni di tonnellate. Gli impegni volontari delle aziende e le politiche messe in atto dai singoli stati potrebbero ridurre solo del 7% la quantità di materie plastiche disperse nell’ambiente. L’insufficiente azione di imprese e governi è al centro del confronto tra l’Italia e gli altri paesi europei. Si pensi all’odissea in Europa, non solo alla plastic tax ma anche alla direttiva usa e getta, non ancora recepita in diversi paesi. La frazione usa e getta, che oggi rappresenta circa il 36% della produzione mondiale, dovrebbe essere al centro delle politiche. Le prossime ore vedranno un focus sul quale si confrontano le azioni più recenti dei paesi europei con quelle dell’Italia. Puoi diventare un sostenitore se non lo sei ancora. Il motore di una community che vogliamo vedere crescere sempre di più è il supporto degli utenti, sono quelli che sono pronti a mettere la loro faccia, la loro firma o il loro impegno sulle battaglie in cui credono. Ci vuole più olio e nasce per diventare rifiuto quando si usa la plastica usa e getta, che è il 36% del totale.

You may also like

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.