L’ospite atterra su una piattaforma di streaming a pagamento per cimentarsi nella narrazione del docu-show “A Simple Question”. Alessandro Cattelan cercherà di capire quali momenti di felicità possono essere nella vita di un essere umano. “4 religioni”, parodia ma non troppo dei “4 ristoranti” di Alessandro Borghese, e un passaggio a “X Factor” in Ungheria, sono solo alcuni degli interessanti innesti. Sono uscite tre puntate di “Una semplice domanda” con Roberto Baggio, Paolo Sorrentino e un altro campione della vita e dello sport. “La mia paura è forse quella che altri mi giudichino”, ma anche “mi aggrappo al giudizio di persone che non hanno mai speso 30” sono i dubbi, le paure e le perplessità di Cattelan. Se vuoi fare qualcosa di buono, devi metterci la tua faccia, ma forse non la mia faccia. Cattelan viene messo in un angolo da aspetti inediti e personali di Alessandro. Mi sembrerebbe di avere a che fare con una specie di manuale di auto-aiuto, che questa serie non è, perché sono sempre stato diffidente nei confronti di chi trova una risposta alla felicità che possa fare bene a tutti e che possa soddisfare i bisogni di tutti . Piccoli momenti inaspettati, anche quando sono attesi, che durino quanto basta per essere preziosi sono ciò che rappresentano per me la felicità. Sono argomenti che mi interessano, mi stuzzicano e sui quali non ho un’opinione chiara a causa del continuo interrogatorio. L’importanza della riservatezza è nella mia mente da molto tempo. Il picco emotivo della serie è perché tocca un argomento che riguarda tutti noi, anche se non lo vogliamo. Come ti trovi più a tuo agio in questo ruolo rispetto a una diretta?. Lo metto tra le cose molto belle, perché tutto questo vale per la mia esperienza sui canali generalisti. Non ho risposte e il fatto che mi chieda a me stesso suggerisce che c’è la felicità. Non credo di avere un ego più grande di quelli che pubblicano ogni giorno, anche se penso che ogni giorno la loro opinione abbia bisogno di essere espressa in modo così costante. Faccio parte di un mondo che si concentra sull’ego, che si nutre dell’ego, ma non credo sia diverso dalle persone che usano Internet ogni giorno. Ogni volta che esprimi un’opinione, devi ottenere il consenso di 50 dei tuoi follower. Vivere sempre alla ricerca del consenso è uno sforzo enorme a cui spesso ci sottoponiamo, senza che ce ne sia una reale necessità. Non credo di avere un ego più grande delle persone che pubblicano ogni giorno sui social media.