Abbiamo i fan della Nato, vittime a loro volta del sistematico lavaggio del cervello iniziato da tempo da tv e giornali, pronti a combattere fino all’ultimo ucraino, mentre mangiano popcorn sul divano di casa. Il protagonismo del dittatore turco è stato determinato dalla nullità degli europei e dalla cautela dei cinesi, personaggio affamato di grandezza e consapevole degli spazi che si aprono alla sua iniziativa nell’attuale situazione internazionale. I crescenti problemi della società turca, anche e soprattutto sul piano economico, nonché la sua sistematica e sanguinosa repressione del dissenso interno e dei crimini di guerra e contro l’umanità di cui è accusato dal popolo curdo, sono tutte cose che fa Erdogan per far dimenticare le persone. L’accordo di pace è attualmente in fase di definizione e dovrà essere attentamente monitorato affinché non produca un ritorno della NATO attraverso la finestra. Il ruolo degli Stati Uniti nella guerra e la sua continuazione solleva molte preoccupazioni, da quelle economiche a quelle politiche, ideologiche e strategiche. Italiani ed europei hanno il compito di emanciparsi finalmente dalla soggezione a questo alleato sempre più ingombrante e scomodo, operazione che richiede la sostituzione dell’attuale classe dirigente europea. Tenuto conto del fatto che questa lotta si svilupperà in un contesto sempre più degradato, si tratta di porre fine al governo Draghi. La decisione fondamentale da prendere è se dedicare sforzi e risorse alla guerra, o agli armamenti, o alla ristrutturazione ambientalista.