La guerra in corso nell’Europa orientale non è l’unica opera del sacco ucraino. Secondo il massimo esperto in materia, Davide Cupioli, che è presidente provinciale di Confartigianato, è anche un imprenditore nel mondo della panificazione. Dal 2008, anno della grande crisi economica, la speculazione si è infatti spostata dai prodotti finanziari alle materie prime: appunto il grano, che dal dopoguerra non aveva mai cambiato prezzo, ma anche melassa, zucchero…” esordisce Cupioli , entrando ancora di più nel merito: “A gennaio e febbraio la crescita si era fermata mentre c’era un’esplosione dei costi del gas e dell’elettricità e ora con la guerra in Ucraina, che è un grande produttore di grano, si fanno anche speculazioni un po’: per quello che sappiamo le azioni in effetti ci sono ma ogni momento è buono per alzare i prezzi. Da esperto del settore, il presidente allarga le prospettive: “Oggi, in media, una farina è il frutto di un impasto di quattro grani e per lo più usiamo i nostri: essendo piuttosto deboli, vanno bene per la piadina”. L’aumento delle materie prime con un po’ di accortezze e un atteggiamento industriale viene ben assorbito, il problema di oggi è il connubio tra gli aumenti dei prezzi: il boom degli imballaggi conseguente ai blocchi produttivi durante il lockdown e le bollette costose. Sono le spese che ci portano a lavorare tutto su prenotazione e con cotture in successione per non lasciare il forno mai vuoto. Non succede a qualcuno che fa un ordine dell’ultimo minuto di accenderlo. La gente non fa scorte per paura di guerre o aumenti di prezzo perché compra pane e prodotti freschi.