La Commissione italiana per l’Unesco ha bocciato la candidatura del “caffè espresso italiano tra cultura, riti, socialità e letteratura nelle comunità da Venezia a Napoli”. Non è bastato al ministro delle Politiche agricole convincere il governatore della Campania Vincenzo de Luca che una candidatura nazionale sarebbe stata più convincente dell’espresso napoletano. I clienti che ogni giorno ordinano la propria tazza di caffè al bar di Trieste sono stati quelli che sabato scorso avevano attivato una raccolta firme. Cosa potrebbe essere andato storto?. “Semplicemente chi ha avanzato la candidatura dell’opera era più capace e affascinante di noi, poiché il tema dell’opera è irrilevante, quindi più sexy, può far sognare”. Il mondo del caffè si è irrigidito per il sostegno della candidatura. “Se non ci riuscite, ci riproveremo”, ha detto il conte Giorgio Caballini di Sassoferrato, presidente del Consorzio. Ero convinto che avessimo fatto le cose in modo buono e proattivo e che avessimo bisogno di trovare socialità tra le persone. Il Consiglio Direttivo avrà comunque ritenuto che l’Opera fosse più rappresentativa della socialità, anche se è un freno a quanto fatto finora. Il rifiuto lascia l’amaro in bocca. Franco Bazzara, imprenditore che tanto ha speso per questa candidatura, sostiene che il risultato dovrebbe essere una spinta per chi non ha ancora aderito al Consorzio. Bazzara ha commentato nel merito la decisione della Commissione, dicendo che “l’opera è certamente qualcosa di unico al mondo, non solo in Italia, ma forse qualcuno la sa meno”. Il caffè è un piccolo piacere che le persone possono permettersi. Bisogna avere il coraggio di dire che Trieste è la capitale italiana del caffè. Il titolare dell’Antico Caff San Marco Alexandros Delithanassis ricorda come “con l’Unesco siamo un po’ sfortunati: per me, che ho un bar che ospita anche una libreria, colpisco questi due”.