Vittorio Pozzo, allenatore della Nazionale negli anni Trenta e Quaranta, è stato l’unico vincitore di due mondiali di fila e detiene tuttora il record. La storia è quella del giovane Renato Raccis, sfortunato sardo, che per Pozzo era “l’erede naturale di Valentino Mazzola”. Cento anni fa nasceva il giovane Re Mida del calcio italiano, schiacciato dai consumi in mezzo a un’ascesa calcistica che sembra inarrestabile. Tra le due guerre, si può vedere la luce nella città sarda di Mandas, perla della storica provincia del Mandrolisai, convertita in ducato. Raccis è nato e cresciuto a Cagliari, ma il suo talento calcistico lo ha portato lontano dall’isola. Prato pagherà 140mila lire per il quindicenne ceduto dalla società calcistica San Giorgio di Cagliari. Ha vinto il Livorno, squadra cara al presidente Azeglio Ciampi che non ha mai risparmiato parole di lode e trasporto in memoria del bomber. Durante la liberazione italiana dalla dominazione fascista nel 1945, il bomber sardo gioca con la squadra. Tragica rissa sugli spalti ed esplosione di armi da fuoco nei giorni del derby di Torino. Raccis deve scrivere la storia con la maglia del Milan. Vittorio Pozzo si è accorto di essere mezza ala sinistra. Ci sono momenti in cui il miracolo accadrà. Nel dicembre 1946 i diavoli rossoneri riuscirono a strappare il vantaggio all’inespugnabile Toro. Mancano ancora quattro punti tra le squadre e i milanesi ci credono fino a marzo. Raccis, settimana dopo settimana, appare sempre più spento, stanco, poco lucido, ma continua ad assistere ad ogni partita, per i medici della squadra milanista l’atleta non ha segni evidenti di alcuna patologia, fino a quando non crolla esausto durante Milano-Triestina. C’è una diagnosi che non perdona. Il bomber fermato dal destino a cento anni dalla nascita del numero 10 del Milan, una mostra nella città natale e una biografia di Renato Raccis, curata dagli storici. La vicenda di uno sfortunato bomber è oggetto di un articolo di Renato Raccis.