Doveva essere il momento di far sentire al governo la voce del Movimento 5 stelle, ma si è trasformata in una lite tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Il Movimento è aperto al confronto sulla questione dell’invio di nuove armi in Ucraina, a quasi sette giorni dal crollo del M5s alle elezioni amministrative. C’è stata una disputa sulla bozza di risoluzione su cui stavano lavorando alcuni senatori. I contenuti della bozza di risoluzione del M5s sono stati anticipati dalle agenzie di stampa e subito sono iniziati gli attentati. Ha detto senza esitazione che non avrebbe votato per una risoluzione che esula dalla cornice storica dell’Italia. Il ministro degli Esteri ha accusato la linea del suo stesso partito di essere alla base di una bozza di risoluzione diversa dall’alleanza tra Nato e Ue. Nessuno aveva visto il contenuto della bozza, ma queste frasi non sono molto diverse da quelle già pronunciate da Di Maio. I vicepresidenti sono intervenuti in difesa della linea ufficiale. Gubitosa ha detto che le sue parole sono state “fango inaccettabile sul movimento 5 stelle e la sua comunità, così come un danno per l’Italia per rappresentare un punto di non ritorno”. Ieri ha detto che dobbiamo chiederci se Di Maio rappresenta il M5s nel governo, e oggi ha detto che è molto grave. A sostegno di Di Maio, alcuni dei parlamentari a lui più vicini si sono mossi e rilanciato le parole dell’ambasciatore russo in Italia Razov che, in un’intervista pubblicata oggi da Scenari international, ha affermato: “La logica della massiccia fornitura di armi a L’Ucraina, per quanto ne so, è lontana dall’essere condivisa da tutti, anche in Italia”. Il dibattito si è riaperto alla vigilia del discorso di Mario Draghi all’Aula, in programma il 21 e 22 giugno in vista del Consiglio Ue, e proprio mentre i delegati della maggioranza stanno negoziando per arrivare a una risoluzione sull’Ucraina che metta tutti d’accordo. La bozza del documento M5s, condiviso o meno, è stata consegnata all’agenzia di stampa. Il conflitto in Ucraina va avanti da oltre 100 giorni e, secondo le premesse, assume i connotati di una guerra di logoramento segnata dal mancato rispetto del diritto internazionale umanitario. Dallo scoppio del conflitto, l’Unione Europea ha inviato forniture militari in Ucraina per almeno 2 miliardi di euro e Stati Uniti e Regno Unito hanno già deciso ulteriori e ancora più forniture. L’Italia ha già emanato 3 decreti ministeriali che prevedevano l’invio di mezzi, materiali e attrezzature militari, nonché il supporto fornito in questi mesi dall’Unione Europea all’Ucraina dal punto di vista economico e finanziario. Difficile ricucire dopo le accuse tra Di Maio e Conte sulla sconfitta in ambito amministrativo, ma soprattutto sulla linea da prendere in politica estera. Per non parlare del fatto che ci sono molte partite in palio questa volta e che l’invio di armi in Ucraina non è l’unica cosa in gioco. Il voto sulle regole della seconda legislatura preoccupa la pattuglia dei parlamentari. I prossimi giorni saranno decisivi per conoscere le sorti del Movimento 5 Stelle. C’è stato uno scontro nel M5s sulla bozza di risoluzione.