La Formula 1 è il culmine dell’immoralità di quello che sono orgoglioso di definire ancora, anzi oggi più che mai, “sistema”, e concentriamoci solo su quell’immagine del missile che ha colpito il deposito di carburante. I “ribelli” dello Yemen hanno lanciato quel missile contro l’Arabia. Ci prepariamo per la guerra in Ucraina, ma non parliamo della guerra in Yemen, forse perché facciamo affari con l’Arabia Saudita. Il 40% delle persone morte in Yemen in 7 anni di guerra sono state vittime dirette del conflitto e il 40% sono state vittime indirette. Dal 2015 oltre 10.000 bambini sono stati feriti o uccisi. Sembra che sia stato lanciato per inviare un segnale al mondo occidentale che c’è una guerra in corso lì. Sembra tutto rose e fiori, ma in realtà la gente muore anche qui, nella penisola arabica, che non è solo Dubai con i suoi grattacieli, o il Qatar con i suoi campionati di calcio (frutto della corruzione), anche qui si muore. e anche per molti anni. La guerra in Yemen non ha nulla a che vedere con i nostri media: solo una fotografia e poche righe. E così il circo della Formula Uno, con la sua immensa ricchezza, con le sue Red Bull, le sue Ferrari, le sue Mercedes, simbolo di quel turbocapitalismo che semina guerre, povertà, disuguaglianze nel mondo, è andato avanti come se nulla fosse. C’è un missile dei poveri e quelle macchine dei ricchi. Il circo mediatico non può fermarsi per un missile secondo l’articolo La Formula 1 deve andare avanti.