Dopo il leggero rallentamento della corsa dei prezzi, che ad aprile era salito del 6% anno su anno contro il +6,5% del mese prima, maggio segna una nuova fiammata. Secondo l’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera comunità, prima del tabacco, ha registrato un aumento dell’8,8% su base annua. Sono aumentati i prezzi dei generi alimentari, per la cura della casa e della persona, e quelli dei prodotti ad alta frequenza di acquisto. Il progresso più alto dal 1986 è del 6,7%. Ipotizzando una variazione nulla nel resto dell’anno, l’inflazione per l’indice generale e la componente core è pari rispettivamente al 5,7% e al 2,4%. La corsa ai prezzi è superiore al dato nazionale nelle Isole (dove si passa da +6,9% di aprile a +8,1%) e nel Nord-Est (da +6,4% a +7,3%) e pari al dato nazionale nel Sud (da +6,0% a +6,8%), mentre si posiziona sotto al Nord-Ovest (da +5,6% a +6,6%) e al Centro (da +5,7% a +6,5%). In Ue gli aumenti sono legati solo all’aumento dei prezzi dell’energia e non a un surriscaldamento dell’economia, per cui sono state criticate politiche restrittive come quelle che sta adottando la Fed. L’aumento dei prezzi dell’energia è stato ora trasferito ai consumatori sotto forma di prezzi più bassi per i prodotti finali. The 6.7% comes from Il Fatto Quotidiano.