Secondo il rapporto, l’aumento dei prezzi del petrolio, del gas e del carbone farà aumentare le bollette energetiche delle aziende di circa 68 miliardi di dollari l’anno. Se la guerra finisce a luglio e non si danno ipotesi di razionamento energetico, la stima finale sarà inferiore a quella del mese scorso. L’incidenza dei costi energetici sul totale dei costi di produzione passerebbe dal 4,6% del periodo pre-pandemia all’8,2% del futuro. Gli economisti di Viale dell’Astronomia affermano che è probabile che alcuni progetti dovranno essere rivisti alla luce della situazione attuale. Secondo il Rapporto di Primavera del Centro Studi di Confindustria, il punto di arrivo a fine dicembre sarà del +1,9% con un’ampia revisione di quanto previsto. “Che la guerra finisca il prossimo luglio o comunque si cominci a ridurre incertezze e tensioni, in particolare sui prezzi di gas e petrolio che scenderanno, pur restando al di sopra dei livelli di inizio 2021; che qualsiasi ipotesi”. L’Italia, nonostante il peggioramento della situazione, “riesce a raggiungere gli obiettivi del PNR nei tempi previsti, eventualmente rivedendo alcuni progetti che potrebbero non essere più realizzabili” secondo le nuove stime dei dati. La variazione positiva nel 2022, però, rileva ancora il Csc, è interamente dovuta a quella già “acquisita” a fine 2021 (+2,3%) grazie all’ottimo rimbalzo dello scorso anno: nei primi due trimestri, infatti, l’economia italiana entrerebbe in una “recessione tecnica”, seppur di entità contenuta, non del tutto compensata dalla ripresa attesa nella seconda parte dell’anno.